30 aprile 2009

2009/04/30 Dal "Blog del Comitato per Taranto "Scripta manent... con i nostri sinceri apprezzamenti!"


Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto "
Scripta manent... con i nostri sinceri apprezzamenti!

Una felice iniziativa della Regione Puglia che finalmente porta alla ribalta locale e nazionale il "caso Taranto" attraverso la pubblicazione e diffusione in rete di questi due pregevoli opuscoli.

Invitiamo tutti a consultarli perchè molto toccanti e perchè assai spesso i bambini ci insegnano a vivere e ci mettono di fronte alle responsabilità di scelte sbagliate di cui loro sono i primi a subirne le conseguenze. .

Leggi sognando nuvole bianche

Leggi"Vivere con la fabbrica .Siamo partiti dai bambini"

2009/04/30 "Marsec firma contratto con i Carabinieri per il contrasto degli illeciti ambientali

L'antenna dell'Agenzia Marsec

Tratto da "Il Quaderno.it
Marsec firma contratto con i Carabinieri per il contrasto degli illeciti ambientali

Questa mattina, la Marsec, agenzia di proprietà della Provincia di Benevento, ha sottoscritto un contratto con l’Arma dei Carabinieri per la fornitura di un servizio di telerilevamento satellitare atto alla prevenzione e al contrasto degli illeciti ambientali nell'ambito del progetto SITA - Sistema Informativo per la Tutela dell’Ambiente, per le esigenze delle 4 regioni ‘Obiettivo Convergenza 2007-2013 – PON Sicurezza’ (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia).

L’accordo è stato siglato a Roma presso la sede del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri dal presidente del Consiglio d’Amministrazione della Marsec, Giovanni De Gennaro, dal tenente colonnello Diego Paulet e dal tenente colonnello Ugo Oddi. L’accordo nasce dall’esigenza dell’Arma di migliorare e potenziare le capacità investigative e d’intervento specie sul territorio del Mezzogiorno d’Italia, attraverso procedure di individuazione delle modifiche territoriali rilevabili da satellite.

La scelta dell’Arma dei Carabinieri è caduta sulla Marsec poiché è l’unica stazione, in Italia, a seguire l’intera filiera che va dall’acquisizione diretta effettuata da un satellite ottico ad altissima risoluzione all’applicazione della tecnica della change detection (un confronto fra dati satellitari acquisiti a distanza di tempo). La Marsec si avvarrà delle potenzialità del programma EPOD (Esclusiva Pass on Demand) di Imagesat INTL (società israeliana). Questo programma è dedicato alle acquisizioni del satellite EROS B (70 cm di risoluzione al suolo – lo stesso utilizzato per la lotta all’abusivismo edilizio in Campania) e consente di prenotare intere orbite lungo le quali acquisire dove e quando si vuole.

Il Programma EPOD offre, tecnicamente, la possibilità di ottimizzare le acquisizioni satellitari su vaste aree, riducendo tempi e costi unitari delle immagini e mantenendo un controllo diretto sulla periodicità di completamento delle campagne di copertura satellitare. Con questo progetto, l’Arma dei Carabinieri auspica un incremento “qualitativo” e “quantitativo” dei controlli eseguiti dagli organi responsabili della tutela ambientale su quei siti ad alto rischio che appaiono essere minacciati dall’opera inquinante dell’uomo. Ciò vuol dire che, grazie alla disponibilità, in tempi rapidi, di immagini satellitari ad alta risoluzione, sarà possibile seguire e ricostruire l’evoluzione temporale di un particolare fenomeno criminale operato a danno dell’ambiente; risulteranno, quindi, migliorate sia la quantità che la “precisione” dei controlli.

“La commessa – ha dichiarato De Gennaro - ha una valenza strategica della massima importanza per il futuro della Marsec, trattandosi di una fornitura della durata di 5 anni e di un partner di rilievo istituzionale. Inoltre giunge in un momento particolare per la nostra Agenzia attestandone l’assoluta eccellenza e le potenzialità straordinarie anche grazie a un personale altamente specializzato, capace di garantire soluzioni innovative ed originali per rafforzare il monitoraggio e la salvaguardia del nostro territorio”.

2009/04/25 "Al Politecnico di Torino si risparmia energia


Al Politecnico di Torino si risparmia energia
Giovedì 23 Aprile 2009


Fonti rinnovabili, teleriscaldamento, finestre performanti e refrigerazione ad acqua di falda per il campus più “verde” d'Italia


La prima Università italiana i cui consumi di elettricità vengono soddisfatti esclusivamente con le energie rinnovabili: stiamo parlando del Politecnico di Torino, da tempo impegnato sul fronte della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico e che ora ha scelto di alimentare con fonti alternative il 100% dei 16 milioni di kWh di energia elettrica che consuma ogni anno.
Energia “verde” e nuove finestre

Il contratto per l'acquisto di energia stipulato con la società LineaPiù consente una fornitura di energia elettrica “verde” secondo la certificazione RECS (Renewable Energy Certificate System), un sistema che garantisce la corrispondenza tra la quantità di energia consumata e una uguale quantità di energia generata da fonti energetiche rinnovabili. In questo modo viene evitata ogni anno l'immissione in atmosfera di 9.770 tonnellate di CO2, cui si aggiungono altre 1.375 tonnellate di anidride carbonica risparmiate grazie all'allacciamento al teleriscaldamento, che fornisce l'80% dell'energia termica (15,2 milioni di kWh) per la sede centrale. Per quest'ultima, inoltre, sono stati sostituiti progressivamente ben 3.260 m2 di serramenti in ferro e vetro semplice con serramenti a taglio termico basso-emissivi e riflettenti. Il risparmio ottenuto grazie alla riduzione delle infiltrazioni d'aria, delle dispersioni termiche invernali e dei carichi solari estivi è stimato in circa 35 euro e 41 kg di CO2 per ogni m2 di serramento all’anno.Leggi tutto

29 aprile 2009

2009/04/29"A CERANO TERZA ANALISI SUI TERRENI L'ARSENICO RESTA ALLE STELLE"


Tratto dal Blog del Comitato per Taranto

Dal "Corriere del mezzogiorno "del 29 aprile

A CERANO TERZA ANALISI SUI TERRENI L'ARSENICO RESTA ALLE STELLE

Brindisi-Conlusa la terza analisi sui terreni agricoli contaminati a Cerano:ci sono nuovi sospetti su Enel ,ma ora potrebbe sbloccarsi l'accordo per la rinconversione dell'area in colture no-food,ovvero in colture non destinate alla tavola dei consumatori.
L'arsenico tetravalente presente nel suolo raggiunge valori di concentrazione 100 VOLTE superiori al normale in una pianta a sistema biologico breve e a sistema di accumolo ridotto,come la lattuga,e comunque molto elevati anche nel ravanello e nel crescione. ......Leggete tutto l'articolo ingrandendo l'immagine.

2009/04/27 "Il racconto del fiume rubato: 100 anni di Acna"

Per chi fosse interessato la rappresentazione teatrale sarà presente a Vado Ligure a Villa Groppallo Giovedì 30 Aprile alle ore 20,45
Come dice l'autore "Conoscere aiuta a trovare il coraggio di cambiare giorno per giorno."

TRATTO DA" ECOBLOG"

Scrive Andrea Pedricca per presentare il suo lavoro teatrale sul caso Acna, tratto dal capolavoro di Alessandro Hellmann “Cent’anni di veleno”, l’ultima guerra civile italiana.
Il Fiume rubato è un opera teatrale, sulla storia dei cento anni della “fabbrica della morte” che porta in giro per l’Italia grazie alla volontà di chi desidera ospitarlo, non ci sono biglietti in vendita bensì una libera offerta.
Dice Andrea:

Questa storia lascia l’amaro in bocca ma il cuore pulito, alimenta la fiducia nel buon fine di ogni gesto antagonista. Una lotta sul piano ambientale, della salute, della vita; una guerra che va presa come esempio per tutte le guerre attuali (movimento NO TAV, NO al Ponte sullo Stretto, al Terzo Valico, alla Gronda autostradale, comitato per Scarpino, comitato NO API di Falconara, comitati no inceneritore, al nucleare, alla Tirreno Power, alla Cokitalia, alla piattaforma Maersk, contro il MOSE, centrali a carbone di Civitavecchia, rigassificatore di Brindisi, ecc…).
Quando la verità dei fatti non viene condivisa si crea il terreno per “…l’indifferenza, l’ignoranza, la paura, la carriera, il silenzio”.

"Conoscere aiuta a trovare il coraggio di cambiare giorno per giorno."


"CLICCA PER VEDERE IL VIDEO "

Ecco le date e i luoghi in cui verrà presentato in Liguria

Mercoledì 29 Aprile ‘09 — Genova — Circolo Punto G - Vico Calvi - h.21
Giovedì 30 Aprile ‘09 — Vado Ligure (SV) — Museo Villa Gropallo - Via Aurelia - h.21
Venerdì 1 Maggio ‘09 — Tavole (IM) — Festa I Maggio - h.14
Domenica 31 Maggio ‘09 — Sestri Levante (GE) — Festival Andersen - Baia del Silenzio - h.19

2009/04/30 "Blitz di Greenpeace e Legambiente al Ministero"Greenpeace risponde:Riduzione delle emissioni a Porto Tolle?BALLE SPAZIALI"


Tratto da Apcom
Ambiente/ Blitz di Greenpeace e Legambiente al Ministero

Contro via libera riconversione a carbone centrale di Porto Tolle
Roma, 29 apr. (Apcom) - Blitz di Greenpeace e Legambiente questa mattina a Roma per dire 'no' al carbone a Porto Tolle. Le due associazioni hanno srotolato dalle finestre del ministero dell'Ambiente uno striscione di 9 metri "No al carbone" e innalzato una ciminiera fumante sul marciapiede sottostante, in occasione del voto odierno in plenaria della Commissione Via(Valutazione d'Impatto Ambientale) del ministero.
"Il via libera alla riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle in discussione in Commissione VIA regalerà all'Italia altri 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, contro gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni entro il 2020", dichiarano in una nota Greenpeace e Legambiente. "Il voto odierno va in direzione diametralmente opposta a quella annunciata dal ministro Prestigiacomo solo qualche giorno fa a Siracusa al G8 Ambiente sui mutamenti climatici, dove ha sottolineato la necessità e l'urgenza di interventi di riduzione dei gas climalteranti. - commentano Greenpeace e Legambiente -
Un atteggiamento veramente schizofrenico da parte del nostro governo, che evidentemente negli incontri internazionali presenta la maschera ragionevole di chi vuole combattere il global warming e in casa scopre il volto becero di chi autorizza nuove centrali a carbone". Prima della votazione, attivisti di Greenpeace e Legambiente hanno consegnato al presidente e ai membri della Commissione Via un volantino che recita"Carbone a Porto Tolle? Il tuo voto favorevole aumenta le emissioni di gas serra e condanna il delta del Po. Non diventare killer del clima". Secondo le associazioni, infatti, la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, "nel bel mezzo di un parco naturale patrimonio dell'Umanità per l'Unesco comporterà impatti devastanti per il delicato ambiente del Delta del Po, come il passaggio di 3000 chiatte all'anno per portare il carbone all'impianto. La riconversione del nuovo impianto, inoltre, aggiungerà 10 milioni di tonnellate di CO2 ai ritardi dell'Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal Protocollo di Kyoto e dal pacchetto clima europeo, appena firmato dall'Italia".
Il carbone pulito non esiste. Anche avvalendosi delle migliori tecnologie, i nuovi impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: 770 grammi di CO2 per kilowattora prodotto, contro i 365 grammi del gas. La conferma è che nel 2007 le 12 centrali a carbone attive nel nostro Paese hanno prodotto il 14% dell'energia elettrica complessiva, e il 30% delle emissioni di anidride carbonica dell'intero settore elettrico.

mercoledì 29 aprile 2009
Tolle a Porto Balle...

Greenpeace risponde: "Riduzione delle emissioni a Porto Tolle? Balle spaziali

Roma, Italia — “Respingiamo al mittente le accuse di disinformazione. Disinformazione la fa chi parla di ‘carbone pulito’, chi si lascia strumentalizzare dai grandi interessi industriali che non guardano in faccia a nessuno, tanto meno alla salute dei lavoratori. La verità è che le emissioni di CO2 della nuova centrale non saranno affatto ridotte ma aumenteranno passando da circa un milione e mezzo nel 2006 a oltre 10 milioni” così Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, risponde alle dichiarazioni del Comitato d’Azione dei Lavoratori della centrale Enel di Porto Tolle.

Greenpeace non rientra nel partito degli ambientalisti del “NO”, ma in quello degli ambientalisti del fare rispettando l’ambiente, e il carbone non lo rispetta. Sia perché la conversione della centrale verrà avviata in deroga alle leggi che proteggono l’ambiente, sia perché il passaggio di oltre 3000 chiatte all’anno per il trasporto del carbone in un Parco Naturale patrimonio dell’umanità per l’UNESCO è una vera mostruosità.

Greenpeace ricorda invece che alternative concrete e pulite al carbone esistono. L’impianto potrebbe essere “ambientalizzato” per ridurre le emissioni senza convertirlo a carbone, si potrebbe utilizzare il gas in arrivo dal nuovo vicinissimo terminal gasiero di Porto Levante, si potrebbe decidere di puntare sulle fonti rinnovabili creando molti più posti di lavoro sul territorio, come hanno fatto Austria e Germania, Paesi leader nelle rinnovabili.

2009/04/30 "Un referendum boccia il rigassificatore siciliano “Ma ci hanno ricattato: chi vota perderà il lavoro”


I figli delmercurio all’ultima partita
Un referendum boccia il rigassificatore siciliano

Tratto da "la Stampa"
GIUSEPPE SALVAGGIULO
INVIATO A MELILLI (Siracusa)

Bambini senza mani, senza orecchie, autistici, incapaci di stare in piedi,
con il labbro leporino o il cuore troppo fragile.
Figli dei veleni industriali respirati e mangiati dalle madri all’interno del «triangolo della morte».
Trenta chilometri tra Augusta, Priolo e Melilli, lungo la costa della Sicilia orientale. Centomila abitanti in un’ininterrotta zona industriale con quattro aziende chimiche, tre raffinerie petrolifere, tre centrali elettriche. Arrivando da Catania, si perde la vista del mare, oscurato dalle ciminiere. I depositi di idrocarburi si sostituiscono alle distese di margherite. E il fetore ti entra nei polmoni anche se chiudi i finestrini.
L’hanno sentito anche i ministri dell’Ambiente di tutto il mondo, pochi giorni
fa, convocati a Siracusa per il G8.

Domenica a Melilli si è svoltoil referendum per il rigassificatore,
destinato a sorgere proprio qui. Un progetto Erg e Shell da 800 milioni di euro per trasformare in metano il gas liquido arrivato in nave.
A favore, praticamente tutti: partiti, sindacati, enti locali, ministeri, imprese, sindacati, che hanno chiesto ai cittadini di andare al mare o da qualunque altra parte ma non alle urne. Contro il rigassificatore un comitato guidato da Pippo Annino, che per tutto il giorno si è affannato a gridare col megafono: «Uscite dalle case! Venite a votare! Non siamo carne da porco, noi e i nostri figli, qui nel triangolo della morte».........


Tratto da "LA VOCE DELL'EMERGENZA"

Referendum rigassificatore, anche a Melilli boom di NO
Melilli, vittoria schiacciante del fronte del NO al Referendum consultivo sul rigassificatore cittadino, dopo l’analogo risultato registrato ad Agrigento. Comunicato di Paolo Pantano del Coordinamento regionale Comitati Siciliani per l’Ambiente

(NONOSTANTE IL RICATTO OCCUPAZIONALE il 30% é ANDATO A VOTARE )“Ma ci hanno ricattato: chi vota perderà il lavoro”

Vinto il referendum…a Melilli.
Il 96,5 % dei votanti ha votato NO al rigassificatore.
Per quanto attiene al quorum, si sono recati a votare circa il 30%, ma, come sostiene l’ avv. Mario Giarrusso esperto di Decontaminazione Sicilia e dei Comitati Siciliani, visto che il regolamento comunale di Melilli rinvia alle norme regionali, l’art.28 della legge regionale n°1/04 recita:
.R. 10-2-2004 n. 1
Disciplina dell’istituto del referendum nella Regione siciliana e norme sull’iniziativa legislativa popolare e dei consigli comunali o provinciali.
Pubblicata sulla Gazz. Uff. Reg. sic. 13 febbraio 2004, n. 7.
Art. 28
Procedimento.

1. Per lo svolgimento del referendum si osservano le disposizioni del capo II del titolo II in ordine alla costituzione degli Uffici elettorali, alle operazioni di voto e di scrutinio, alla proclamazione dei risultati e ai reclami.

2. Il referendum consultivo è valido indipendentemente dal numero degli aventi diritto al voto che vi hanno partecipato.

3. I risultati del referendum sono pubblicati a cura del Presidente della Regione nella Gazzetta Ufficiale della Regione.

2009704730 "Albano/Gassificatore: continua la mobilitazione"


Tratto da "Castellinews.it"
Albano/Gassificatore: continua la mobilitazione
Nota del Coordinamento contro l'impianto

«Oggi come ieri non ci arrendiamo perché questa non è una lotta che siamo disposti a perdere!»

(Albano Laziale -) - «Due anni di iniziative e mobilitazioni del coordinamento contro l'inceneritore fatte sul territorio hanno portato i comuni di Albano, Ariccia, Lanuvio, Castel Gandolfo e Ardea – inizialmente favorevoli – a schierarsi contrari all'impianto in maniera unanime e categorica.
Gli uffici competenti della regione, a marzo 2008, hanno emesso una prima Valutazione di impatto ambientale (Via) negativa che, formalmente, bloccava ogni autorizzazione definitiva all' impianto. La Asl – scrive il Coordinamento contro l'inceneritore di Albano – con un documento di poche settimane fa, ha preso posizione a riguardo ritenendo l'impianto incompatibile con la condizione ambientale della zona. Si legge infatti che l'inquinamento ambientale che produrrebbe l'inceneritore unito allo sfruttamento e inquinamento della falda acquifera – già drasticamente compromessa – lo rendono insostenibile per il territorio dei Castelli Romani.

Nonostante la ferma opposizione popolare più volte espressasi nelle piazze; nonostante una prima Via negativa all'impianto del marzo 2008; nonostante la contrarietà dei comuni interessati e il parere contrario della Asl RmH; nonostante l'incenerimento sia nocivo per la salute e l'ambiente, non risolva il problema rifiuti ed esistano moltissime altre alternative all'incenerimento...il Pd di Marrazzo e Di Carlo, la compagine industriale di Cerroni, Ama e Acea sono riusciti a far approvare l'impianto.

Ci sono riusciti modificando illecitamente la prima Via, ottenendo così un parere "favorevole" nell'ottobre 2008. Ci sono riusciti facendo approvare l'impianto alla conferenza dei servizi lo scorso 20 aprile ignorando le preoccupanti osservazioni della Asl di Albano e bypassandole con i pareri del Dottor Perucci (Epidemiologo di fiducia di Marrazzo, già autore delle autorizzazioni per la discarica e l'inceneritore di Malagrotta, sempre di proprietà del signor Cerroni), ignorando le posizioni dei comuni e quelle delle popolazioni locali».

«Fioca è stata comunque l'opposizione istituzionale che, nella sua debolezza, ha così favorito l'iter approvativo dell'impianto nocivo.
La Asl infatti, nonostante la formale opposizione, il 20 aprile non si è presentata alla conferenza dei servizi, non potendo in questo modo sostenere la sua contrarietà. I comuni interessati – continua la nota – hanno sempre sostenuto unicamente un'opposizione formale, atta solamente a garantire il consenso popolare. A tutti i sindaci è mancata la capacità di denunciare la vergogna e le contraddizioni strutturali dell'impianto e mai, in ogni caso, è stata fatta una battaglia reale al fianco della popolazione per cercare di bloccare il progetto.

Noi, nonostante tutto questo, oggi come ieri, diciamo no a quest'impianto. Perché è inutile e dannoso, perché non risolve il problema rifiuti ma arricchisce solo le tasche di pochi politici e imprenditori, perché saccheggerà e danneggerà questo territorio e la salute di chi lo abita.
Diciamo "no" a quest'impianto perché non lo vogliamo, come popolazioni che vivono questa zona e vogliono autodeterminare le scelte sul proprio futuro, come "esperti" di gestione dei rifiuti, come persone che cercano di ridurre al minimo l'impatto sulla natura e l'ambiente.
Diciamo "no" a quest' impianto perché è contiguo alle logiche di produzione e consumo capitalistico dove l'imperativo è "produci, consuma, butta!", perché spreca preziose risorse che potrebbero invece essere riciclate e riutilizzate.

Dopo anni di lotte nelle piazze e nei tribunali, dopo aver ascoltato la voce e le promesse di tutti, oggi come ieri, quando abbiamo iniziato, quando avevamo tutti contro e nessuno ci ascoltava, crediamo ancora solo in noi stessi. Crediamo – concludono dal Coordinamento – solo nella nostra capacità di autorganizzarci e determinare il nostro presente. Pensiamo che solo la forza del conflitto popolare sia in grado di fermare i padroni della devastazione ambientale, che solo la lotta dal basso e la partecipazione diretta siano in grado di fermare chi specula e avvelena ai danni di intere popolazioni e interi territori.

Oggi come ieri pensiamo che questa battaglia non sia conclusa e sappiamo benissimo che l'esito del verdetto dipende tutto da noi e da quello che siamo in grado di mettere in campo. Oggi come ieri non ci arrendiamo perché questa non è una lotta che siamo disposti a perdere! Bloccheremo i lavori, bloccheremo questo scempio!».


Pubblicato il: 29.04.2009

2009/04/29 "MEF-USA, PASSA DA L'AQUILA VIA PER COPENAGHEN"


Tratto da Ansa.it AMBIENTE:
MEF-USA, PASSA DA L'AQUILA VIA PER COPENAGHEN

(di Luciano Clerico) (ANSA) - WASHINGTON, 28 apr - Il futuro del pianeta passa dall'Aquila, nel senso letterale del termine. I Paesi delle maggiori economie mondiali riunitisi oggi a Washington nell' ambito del Mef si sono infatti detti concordi proprio su questo punto: affinche' il prossimo vertice di Copenaghen sull'ambiente produca il nuovo protocollo mondiale di inizio millennio, e' necessario che al G8 di luglio all'Aquila i grandi del mondo producano un accordo politico ''vero''. Solo in funzione di quello sara' successivamente possibile un approfondimento sui numeri per quanto riguarda finanziamenti, tecnologie, obiettivi di medio periodo per la riduzione di C02. L'Aquila, cioe', e' una tappa politica fondamentale verso Copenaghen. Questo conclusione e' stata condivisa dai ministri dei 17 Paesi convenuti a Washington per il Major Economies Forum (MEF) voluto dalla amministrazione Obama per fare il punto su possibili politiche ambientali comuni. Nella due-giorni americana e' stata raggiunta un'intesa su due punti cardine: da un lato la condivisione che di dovra' essere una diffusione maggiore, soprattutto verso i Paesi meno sviluppati, di tecnologie 'pulite'; dall'altro che bisogna fissare obiettivi anche di breve periodo nella riduzione delle emissioni di CO2. Prima del G8 dell'Aquila il Mef ha in programma altri due incontri, uno a fine maggio a Parigi, l'altro a giugno in Messico. Dovranno servire per arrivare al G8 dell'Aquila con le carte in regola in vista di un accordo politico ''vero'' sull'ambiente. ''Siamo molto soddisfatti di come i lavori stanno procedendo - ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - gli Usa hanno un approccio molto concreto e positivo nell'affrontare i diversi temi, e c'e' partecipazione e condivisione. E' opinione condivisa che se davvero a Copenaghen si vuole segnare una svolta nelle politiche ambientali del pianeta, il G8 dell'Aquila dovra' registrare un avanzamento politico concreto. Cio' permettera' poi, tra luglio e dicembre, di aprire una discussione altrettanto seria sui numeri dei diversi interventi che si vogliono mettere in campo, dall'impiego di tecnologie agli obiettivi di riduzione''. La necessita' di ridurre l'inquinamento del pianeta non e' un'opzione politica, ma una necessita' che riguarda tutti, e tutti sentono di avere responsabilita' al riguardo. ''Tutti i partecipanti del Mef - ha sottolineato il dipartimento di Stato Usa - condividono la visione secondo cui il cambiamento climatico mette in pericolo il mondo, un pericolo tanto evidente quanto concreto che richiede l'attenzione di tutti i Paesi. Il vertice di luglio dovrebbe mandare un messaggio politico forte all'avanzamento verso Copenaghen''. Il picco di CO2 sara' raggiunto nell'atmosfera del pianeta per il 2015, qualunque siano le misure messe in campo oggi. Come ha sottolineato il segretario di Stato, Hillary Clinton, e' responsabilita' comune ''recuperare il tempo perso''. . (ANSA).

2009/04/29 "Presidente Commissione Ambiente: no a Kyoto e al pacchetto "20-20-20","

Sicuramente una diversa e più lungimirante prospettiva di vedere il mondo esiste :

basta leggere le affermazioni diel Presidente degli Stati Uniti Obama leggi Obama il verde: "nuova energia per l’America”

del Principe Carlo d' Inghilterra leggi Carlo, discorso al Parlamento "99 mesi per salvare la Terra"




E IN ITALIA COSA SUCCEDE?


Tratto da "LA REPUBBLICA"
Contro il protocollo di Kyoto, il pacchetto clima-energia dell’Ue e favore della mozione negazionista di Dell’Utri. Il presidente della commissione Ambiente del Senato espone la sua posizione

(Rinnovabili.it) – “L'Italia ha fatto male a sottoscrivere il protocollo di Kyoto, la cui impalcatura è da rivedere”. E non solo. Male fece anche ad aver preso impegni sul pacchetto energia e clima della Ue.
Chi si esprime così, a sorpresa, è il Presidente della commissione Ambiente del Senato, Antonio D'Ali'.

D'Ali' tenta anche di spiegare questa sua posizione con una motivazione, per la verità alquanto singolare. “Il protocollo di Kyoto è un fallimento perché non è stato firmato da tutti – argomenta convinto, aggiungendo – E l'Italia non ha valutato la capacità e la struttura dell'economia nazionale per raggiungere quei risultati” che, secondo il personale parere del senatore, “erano già di per sé degli obiettivi irraggiungibili”. Al contrario plaude alla clausola di revisione sul pacchetto Ue (prevista per marzo 2010), secondo lui “buona” perché “permette di effettuare delle rimodulazioni”: detta in parole povere, di tornare indietro nella lotta ai cambiamenti climatici.
In netta contrapposizione con la scelta di politica ambientale della stessa Unione il presidente della commissione Ambiente si è dichiarato concorde con la mozione sui cambiamenti climatici dei senatori del PdL Dell'Utri, Nania e Poli Bortone: “Semplicemente si vuole dare ascolto a chi ha una posizione diversa e non solo a quella dominante dell'Ipcc” che, sempre a suo dire, sembra “condizionata in modo pesante da fondamentalismi ambientali. Una cosa – cerca ancora di spiegare D'Ali' – è dire che l'uomo è la causa del riscaldamento globale, altro è verificare se c‘è un mix di fattori”. E sui negoziati: “Più che accordi globali, penso a accordi bilaterali, non ne escluderei uno tra Usa e Cina”.

Considerazioni di Uniti per la Salute
Ognuno tragga le dovute e opportune conclusioni.A noi basta constatare l'evidenza dei fatti che ,da quanto si può facilmente dedurre, ci collocherà nelle retroguardie del rinnovamento ambientale globale tanto desiderato dai cittadini .

2009/04/29"CENTRALE ENEL CIVITAVECCHIA accensione impianto e violazione norme finiscono al Parlamento Europeo."

Tratto da Unonotizie
CIVITAVECCHIA (ROMA) / 29-04-2009

PARLAMENTO EUROPEO, INTERROGAZIONE DELL' EURODEPUTATO ROBERTO MUSACCHIO SU:

Attività illegittime di accensione dell’ENEL nella Centrale Elettrica Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia e violazione delle norme ambientali e di sicurezza nel cantiere


Premesso che

- la Centrale Elettrica di Torre Valdaliga Nord è in corso di conversione a centrale a carbone, ma di fatto dal 24.12.2008 l’impianto è fuorilegge perché privo di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) essendo scaduta e non aggiornata la precedente autorizzazione all'esercizio ai sensi della direttiva 96/61 "IPPC";

- il Ministero dell’Ambiente non ha applicato alcuna delle sanzioni previste mentre solo in questi giorni la Conferenza dei Servizi presso lo stesso Ministero sta riesaminando l’AIA a seguito delle denunce di inadempienze rilevate dall’Azienda Regionale Protezione Ambientale regionale e dal Ministero della Salute;


- nonostante le evidenti omissioni, irregolarità e incompletezze delle procedure da oltre 40 giorni l’ENEL avrebbe acceso gli impianti destinati a funzionare a carbone, dopo aver provveduto ad accantonarne una prima scorta in depositi coperti per un totale di 150.000 tonnellate di carbone scaricato da tre navi carboniere attraccanti ad un molo non collaudato e con un pontile per gessi e residui delle lavorazioni non ultimato;

- l’uso del carbone avverrebbe con accensione degli impianti nelle sole ore notturne, senza l’uso dei filtri e delle strumentazioni non ancora installate necessarie all’abbattimento degli ossidi e delle polveri;

- il percorso effettuato del combustibile dalla nave al deposito e ai bruciatori è effettuato senza alcuna norma a salvaguardia della salute e dell’incolumità dei lavoratori, senza impianti di prevenzione incendi, di rilevazione delle emissioni di monossido di carbonio e del grisou (il gas letale prodotto dal carbone);

- il caricamento del combustibile avverrebbe nelle ore pomeridiane, dalle 16 alle 20, pronto per bruciare nelle ore notturne rendendo in tal modo gli effetti non visibili, ma con deposito sui terreni agricoli e centri abitati nonché nell’aria di polveri e sostanze nocive pregiudicando, oltre alla salute pubblica delle popolazioni, la qualità delle produzioni agricole che in quest’area sono di notevole pregio alimentare.

Si chiede alla Commissione

se non ritenga di dover intervenire affinché le autorità italiane competenti adottino da subito i provvedimenti a tutela della salute pubblica di popolazioni ed addetti pretendendo l'emissione dell'AIA , il completamento delle analisi sulle emissioni della nuova centrale a carbone e il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.


Eurodeputato Roberto Musacchio



TARQUINA (VITERBO) / 29-04-2009
AMBIENTE E SALUTE/ a Tarquinia presentato Piano di Monitoraggio Ambientale del Territorio

E così a Tarquinia il Comitato dei Cittadini Liberi, insieme alle associazioni e cooperative agricole ed al Consorzio di Bonifica ha presentato il piano di monitoraggio ambientale, totalmente autonomo dai monitoraggi che dovranno essere messi in atto, sul territorio, con i soldi di Enel spa.
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28 aprile 2009

2009/04/28 "Abruzzo, terremoto amianto"

Tratto da "La voce dell'emergenza"

L’Aquila, aperta in procura un’inchiesta sui detriti tossici. La presenza dell’amianto potrebbe creare un rischio ambientale di notevole impatto nell’intera area della tendopoli, non protetta dalle polveri che vengono dalla discarica improvvisata dove sono stoccate e frantumate centinaia di tonnellate di macerie.

È stata confermata ieri (24 c.m., ndr) la presenza di amianto - e altre sostanze nocive - nelle macerie che dal 6 aprile vengono triturate nella Piazza d’armi dell’Aquila, a pochissimi metri dalla principale tendopoli. La notizia, hanno spiegato gli inquirenti, era stata tenuta riservata per non creare allarme.
Già da qualche giorno l’operazione di triturazione delle macerie era stata sospesa, segno che le indagini erano già in corso. Ieri i magistrati della procura dell’Aquila hanno incontrato i vertici del nucleo ecologico dei carabinieri, arrivati da Roma, per valutare la situazione divenuta preoccupante. Il procuratore capo Rossini ha confermato che sulla presenza dell’amianto è stata aperta un’inchiesta, senza fornire nessun altro dettaglio.
La presenza dell’amianto potrebbe creare un rischio ambientale di notevole impatto nell’intera area della tendopoli, non protetta dalle polveri che vengono dalla discarica improvvisata dove sono stoccate e frantumate centinaia di tonnellate di macerie.
Quello che è mancato, secondo alcune fonti, è stata una selezione delle macerie provenienti dagli edifici crollati del centro della città, che - come era già noto prima del terremoto - in molti casi contenevano eternit mai bonificato. La procedura di separazione delle sostanze nocive dai residui inerti è prevista nei protocolli d’intervento dopo i terremoti, anche per evitare conseguenze devastanti sulle popolazioni sfollate.leggi tutto

2009/04/28"TERMOVALORIZZATORI: UN SISTEMA STUPIDO PER RISOLVERE UN PROBLEMA SEMPLICE."




Prof. Federico VALERIO dell’I.S.T.

Questa è la sintesi della mia lunga intervista che avrebbe dovuto andare in onda il 14 settembre su RAI 1, in un numero speciale di Super – Quark, dedicato all’incenerimento dei rifiuti, in cui Piero Angela aveva garantito un adeguato spazio alle ragioni di chi non gradisce questa opzione.
Per una serie di circostanze, il giorno prima della messa in onda, un cambiamento di programma ha annullato la trasmissione e gli italiani non avranno mai più la possibilità di capire per quali motivi c’è qualcuno che ritiene essere una scelta assolutamente stupida quella che pensa di risolvere con la termovalorizzazione i problemi creati dai rifiuti.
Infatti, come si può definire altrimenti la scelta che, per risolvere il problema dell’ingombro di giornali, imballaggi, fazzoletti di carta, bucce di patate e pannoloni, li termovalorizza trasformandoli, da oggetti ingombranti e nel peggiore dei casi maleodoranti, in composti altamente tossici?
E quale giudizio si può dare ad una tecnologia che per cercare di neutralizzare la tossicità dei composti da lei stessa prodotta, costringe a gestire complessi impianti di trattamento fumi, il cui costo di installazione e gestione fa diventare la termovalorizzazione, in assoluto, il più costoso sistema di trattamento dei rifiuti urbani?
Peraltro, nonostante i sofisticati sistemi di disinquinamento dei termovalorizzatori dell’ultima generazione, dai camini non esce, come qualcuno crede, profumo di limoni. In base alle dichiarazioni pubbliche del Vice Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti della Campania, il costruendo termovalorizzatore di Acerra “ garantisce, “ per chi abita nelle zone di ricaduta dei suoi fumi, qualcosa come 1.024 tonnellate all’anno di anidride solforosa, acido cloridrico, polveri, ossidi di azoto ed una ventina di chili tra cadmio, tallio e mercurio.
Per quanto riguarda le emissioni di diossine e furani, la quantità giornaliera che il Vice Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti, Bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania “ garantisce “ ai cittadini di Acerra e dintorni, è di 548 milioni di picogrammi, quanto basta per coprire la dose massima giornaliera, giudicata tollerabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per tre milioni novecento quattordicimila e rotti soggetti adulti.
Ma l’impianto ambientale dei tanto decantati termovalorizzatori dell’ultima generazione non finisce qui. Molti degli inquinanti che meravigliosi macchinari sottraggono ai fumi non spariscono certo per magia!
Rimangono intrappolati nelle cosidette polveri volanti o nei fanghi prodotti dal lavaggio dei fumi. In altre parole, i termovalorizzatori oltre che inquinanti aeriformi, producono rifiuti tossici che devono essere smaltiti con le dovute cautele.

E non è un problema da poco, anche in termini finanziari.
I due tanto decantati inceneritori di Vienna, ogni anno spediscono 506 tonnellate di questi rifiuti da loro prodotti, nelle ex miniere di salgemma di Heilbrom, a nord di Stoccarda, con un viaggio di oltre 200 chilometri. E in queste stesse miniere finiscono, a caro prezzo, le polveri volanti dei termovalorizzatori tedeschi, come pure quelle prodotte dal termovalorizzatore di Brescia!
La stupidità della scelta che in modo massiccio si vuole imporre, anche con la forza, agli italiani è che i termovalorizzatori neanche riescono a far meno delle discariche.
Dopo la termovalorizzazione, dal 20 al 30% in peso di quello che entra nell’impianto lo si trova, sotto forma di scorie e ceneri pesanti, tutt’altro che inerti come si vuol far credere, con l’aggravante che metalli e diossine, ancora presenti in queste ceneri, risultano più solubili e biodisponibili dei metalli e delle diossine che si trovano nei rifiuti prima della termovalorizzazione.
La stupidità della termovalorizzazione a tutti i costi è che esistono altri metodi, non solo accettati dalla popolazione, ma anche più economici, meno energivori, intrinsecamente a minore impatto ambientale, idonei a risolvere i problemi rifiuti e questi metodi sono: il riuso, il riciclaggio, il compostaggio, l’ossidazione biologica.
Ancora migliori, dal punto di vista ambientale, economico energetico sono le politiche che inducono una minore produzione di rifiuti, come il compostaggio domestico e la reintroduzione del vuoto a rendere.
Ognuno di voi faccia mente locale e quanta posta indesiderata ha trovato questa mattina nella propria casella postale, per valutare gli effetti di una semplice norma che vietasse la pubblicità a domicilio, o sul parabrezza delle auto, peraltro pratiche giudicate poco efficaci anche da parte degli stessi pubblicitari!.
La richiesta di privilegiare queste scelte, prima di pensare a qualunque termovalorizzatore, non è solo da parte di alcune minoranze disinformate, come in Italia si vuol far credere. E’ la scelta che gran parte dell’Europa ha avviato da tempo, ma ancor più, queste sono le scelte di una Nazione che non a caso, non viene mai citata dagli amici dei termovalorizzatori: gli Stati Uniti.
In questo Paese, grazie ad opportune scelte politiche, la produzione procapite dei rifiuti si è ridotta, in dieci anni, del 19% ed è ormai stabile da diversi anni; il 32% di tutti i prodotti negli è riciclato o compostato e l’incenerimento è passato dal 30,6% degli anni “60”, all’attuale 15,9%. Questo forte alo non è casuale.
La crisi degli inceneritori negli USA è cominciata quando gli Stati Federali, uno dopo l’altro, hanno deciso di non sovvenzionare l’elettricità prodotta dai termovalorizzatori. Questo ha comportato l’annullamento dei progetti di oltre duecento nuovi termovalorizzatori e la chiusura di numerosi altri impianti, diventati improvvisamente troppo costosi.
La crisi dei termovalorizzatori negli U.S.A. ha costretto le multinazionali dei rifiuti a trovare mercati più facili nel terzo mondo e l’Italia, che offre generose sovvenzioni ed agevolazioni di ogni genere, a che realizza termovalorizzatori, è diventata terra di conquista.

Prof. Federico VALERIO

2009/04/28 " Eccesso di mortalità fra i cittadini di Falconara che abitano nelle vicinanze della Raffineria"


TRATTO DA" UNONOTIZIE"
MILANO / 28-04-2009


Alle cittadine e ai cittadini di Falconara
,

In riferimento alla lettera dell'API, Raffineria di Ancona, datata marzo 2009 nella quale si critica e si prende posizione sull'indagine commissionata dalla Regione Marche ed effettuata dall'Istituto nazionale dei Tumori di Milano.

a) vi è un eccesso di mortalità fra i cittadini (in particolare le donne) di Falconara per alcuni tumori (leucemie e linfomi), che abitano nelle vicinanze della Raffineria;

b) vi è una relazione fra tali malattie e la vicinanza alla Raffineria di Falconara.

I responsabili della Raffineria criticano l'indagine considerandola "di parte" e propongono che ne venga fatta un'altra affidandola ad un gruppo di scienziati alcuni dei quali da loro nominati.

Una posizione tanto strana quanto inaccettabile. Sembrerebbe quasi che un Ente pubblico, grandemente reputato a livello nazionale e internazionale, quale l'Istituto dei Tumori di Milano, sia fazioso e il suo lavoro abbia bisogno di una verifica da parte di chi inquina. Infatti si potrà dire - questo si da verificare - che la Raffineria di Falconara provoca delle emissioni all'interno dei limiti di legge o che fa il possibile per ridurle, che si tratta di produzioni necessarie, ecc., ma sostanze tossiche vengono comunque emesse e diffuse quotidianamente nell'ambiente. Emissioni che producono malattia e morte anche se a distanza di anni, a differenza dei gravi infortuni sul lavoro avvenuti i cui deleteri effetti sono stati immediati.

Medicina Democratica è presente a Falconara e segue tutto quello che avviene non solo con la sua sezione territoriale, ma anche, data l'importanza, a livello nazionale.

Invita pertanto i cittadini a non lasciarsi ingannare da proposte che appaiono logiche o neutre. La scienza non è neutrale; in non pochi casi si è dimostrato come alcuni scienziati siano stati legati agli interessi di chi li pagava piuttosto che alla salvaguardia della salute. Medicina Democratica ne sa qualcosa a partire dai processi penali cui è stata ed è protagonista. Si pensi alla scia di morti che ha lasciato l'impiego di amianto e di cloruro di vinile monomero e alle giustificazioni che ne sono state date non solo dai produttori.

Nessun timore di discutere nel merito di indagini e rilevazioni fatte da chiunque, ma nessuna interferenza nel lavoro di chi è competente e rappresenta il bene comune.

Certamente è necessario approfondire l'indagine che è stata fatta a Falconara, che ci sia continuità con la precedente. Si richiede ai cittadini di sostenere questa posizione e alla Regione di affidare i dovuti approfondimenti di nuovo all'Istituto dei Tumori di Milano.

Per Medicina Democratica nazionale
Il Vice presidente Fulvio Aurora

27 aprile 2009

2009/04/27 "Diossina a Taranto...e i responsabili?"


Tratto dal BLOG DEL COMITATO PER TARANTO"Un' accorata lettera
Diossina a Taranto...e i responsabili?

E’ qualche tempo che non ci facciamo sentire come allevatori.
Una volta vissuta la nostra sventura abbiamo preferito stare lontani dai riflettori che non fanno parte del nostro mondo, anche perché in questo momento ci sono tanti nostri connazionali che meritano sicuramente più attenzione.
Nel nostro piccolo, comunque, desideriamo continuare a riflettere su quello che tanti, ma fortunatamente non tutti, hanno considerato solo un nostro problema.
Per questo vorremmo innanzitutto ringraziare chi ci ha permesso di rendere pubblico il nostro grido “disperato e di speranza”, chi ha seguito la nostra lenta agonia dietro al sogno di una vita ormai infranta, raccontando le nostre storie, chi non ha avuto timore di schierarsi.
Vorremmo inoltre informare chiunque abbia ancora voglia di ascoltarci che solo da pochi giorni abbiamo ricevuto l’obolo stanziato dalla regione per il danno subito e così, a distanza di quasi un anno dalla delibera, circa 30.000 euro sono finalmente comparsi a risarcire un anno di inattività dell’allevamento ovino e caprino, il valore di 504 fra pecore e capre ed un’attività economica che ormai è cessata…sembra uno scherzo!!! L’arrivo di questi soldi ci ha come risvegliati dal torpore in cui ci eravamo rifugiati,
forse nella speranza di non dover ammettere concretamente che tutto quanto fosse realmente accaduto con i tempi e le modalità che conosciamo.
Non so voi, ma noi non possiamo fare a meno di porci ancora una volta una semplice domanda: chi deve veramente pagare per lo scempio che si è compiuto per anni e da anni nella nostra città?

I responsabili verrebbe da rispondere.
E chi sono i responsabili?

Non si può pretendere una risposta da quella stessa politica che fino ad oggi ha permesso “La costruzione sulla sabbia”, per quanto l’imminenza delle prossime elezioni potrebbe rappresentare una buona carta da giocare per chi ama l’azzardo…purtroppo però noi siamo, anzi eravamo, semplici allevatori abituati a vivere del proprio lavoro e a questa porta abbiamo comunque più volte provato a bussare senza ottenere mai alcuna risposta.
Quindi, perchè andare a votare? E soprattutto per chi?
L’unica speranza per noi resta la magistratura con i suoi tempi… è passato un anno da quando la magistratura, appunto, ha deciso di individuare i responsabili.
All’inizio si è sentito parlare di due-quattro mesi per risalire almeno alla fonte dell’inquinamento di Taranto e del nostro dramma
(compito molto arduo quest’ultimo…). In realtà di mesi ne sono trascorsi 12 e come sempre succede i riflettori si sono spenti e nonostante la morte di uomini e animali, gli innumerevoli dati ufficiali pubblicati dall’ARPA, l’infaticabile impegno dei volontari delle diverse associazioni e dei cittadini…ancora niente.
Per quello che ci riguarda solo l’obolo stanziato dalla regione per ripagare parte delle spese da noi sostenute e, più in generale, la speranza di una legge che temiamo destinata a subire ulteriori piccoli ritocchini prima di produrre un effetto vero!!!
A questo punto non possiamo non rivolgere l’ennesimo nostro accorato appello alle coscienze di coloro che con il proprio lavoro, ogni giorno, con solerzia e imparzialità, noi crediamo, stanno cercando di sbrogliare la matassa per fare giustizia. A coloro che ci hanno condotto, rispondendo non si sa bene alle esigenze di chi, ma certo non alle nostre, a questo triste epilogo e qui ci hanno abbandonati in balia di eventi giganteschi e dolorosi.
Dovesse anche per loro accendersi un lumicino…ricordando che, anche se siamo rimasti soli siamo diventati più forti e più consapevoli. Perché il veleno e il dolore o uccidono o fortificano.
E noi viviamo nella città dei veleni e del dolore.
Ed è proprio in nome di questo sentimento,che concludiamo, estendendo l’accorato appello proprio a Taranto, la nostra città, chiedendole di non mollare, di continuare a combatterla questa battaglia per il futuro dei nostri figli; una battaglia che non è solo degli allevatori, dei genitori degli operai morti sul lavoro, dei malati di ogni età che lottano per sopravvivere, insomma degli “altri”, è una battaglia che è di tutti noi, perché prima o poi, credeteci, toccherà, in un modo o nell’altro, ad ognuno di noi.

C'è un grande bisogno di ricostruzione.
Ricostruire! Un verbo in questi giorni molto usato, ma questa volta si dovrebbe costruire su un terreno solido e, oggi in modo particolare,seguendo principi diversi da quelli che fino a questo momento hanno ispirato chi di dovere. Qualcuno migliaia di anni fa ha parlato di costruire utilizzando il “Il mio metro sarà il diritto e la mia livella la giustizia'”...DIRITTO e GIUSTIZIA, non chiediamo niente di più, ma neanche niente di meno per risorgere dalle macerie.

2009/04/27 "CENTRALI A CARBONE E TUMORI"











Riceviamo dal Dottor Paolo Franceschi Pneumologo Comitato Direttivo e Albo degli Esperti dell' ISDE Italia e pubblichiamo.


CENTRALI A CARBONE E TUMORI:RASSEGNA DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AD UNA CENTRALE A CARBONE IN LIGURIA .
I dati sulla possibile rapporto di causalità fra centrali a carbone ed insorgenza di tumori maligni nelle popolazioni circostanti si possono studiare in maniera diversa:
1) Verifica della presenza nelle emissioni delle centrali a carbone di sostanze ritenute con maggiore o minore evidenza cancerogene per l’ uomo e riscontro delle stesse nel territorio circostante alle centrali.

2) Studi di mutagenicità in vitro e su animali delle ceneri di carbone

3) Studi condotti sull’ uomo , in popolazioni residenti nei pressi di centrali a carbone.

4) Studi condotti su sorgenti puntuali con emissioni assimilabili alle centrali a carbone.


1)Presenza di cancerogeni nelle emissioni delle centrali a carbone:


Le centrali a carbone sono fonti di una grande quantità di composti organici ed inorganici, ossidanti ed acidi, e contribuiscono in maniera importante all’ inquinamento da particolato.
Queste sostanze ad attività cancerogena per l’ uomo sono emesse dalle centrali a carbone, in quantità enormi.

Inquinanti prodotti da una centrale elettrica a carbone con potenziale cancerogenicità.
P0LVERI (in particolare PM2.5)
benzopirene, diossine, benzene
Microinquinanti inorganici (Cd, Cromo, Mn, Ni, Pb, Cu,Co, Hg, Arsenico, Vanadio, Silicio)
• Isotopi Radioattivi naturali

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2009/04/27 "Pm10, processo Domenici-Martini: “Previsti 347 morti per lo smog”"


Fonte "L'Altra città Giornale della periferia"

«Ogni anno, dal 2003 al 2006, sono morte a Firenze e nell’hinterland 25 persone per malattie legate all’inquinamento atmosferico. Altri 347 decessi sono prevedibili, a lungo termine, per malattie cardiovascolari, cerebrovascolari, tumori al polmone o dovute a insufficienza respiratoria ». Suonano da monito le parole del professor Annibale Biggeri che ieri ha deposto nell’aula bunker, dov’è in corso il processo contro uno stuolo di pubblici amministratori, accusati di non aver fatto abbastanza per evitare o quantomeno ridurre i danni provocati dalle polveri fini e dal biossido di azoto.

Imputati il presidente della Regione Toscana Claudio Martini, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, l’ex assessore regionale all’ambiente Marino Artusa, più i sindaci di Scandicci, Campi, Sesto, Signa e Calenzano: rispondono di emissioni di gas e di non aver preso provvedimenti adatti ad abbattere l’inquinamento atmosferico tra il 2003 e il 2006.
«Continua ad essere superata la soglia di 20 microgrammi al metro cubo al giorno, cioè il limite posto dall’Organizzazione mondiale della Sanità come massimo tollerabile per l’organismo umano» ha aggiunto Biggeri, epidemiologo, fra i massimi esperti dei danni che lo smog provoca sulla salute umana.

Il perito dell’accusa, sostenuta dal pm Giulio Monferini, ha aggiunto che «per quanto riguarda l’inquinamento esterno l’Oms indica che è fortemente praticabile il controllo del traffico: la sua riduzione è una delle misure adatte ad abbattere le polveri. Allo stato attuale delle conoscenze l’epidemiologia consiglia di ridurre le emissioni da traffico. Mai dati Arpat del 2008 parlano di un aumento nei superamenti giornalieri del pm10 del 5-7%». «Il professor Biggeri ha dimostrato che anche minime riduzioni del traffico producono effetti positivi sulla riduzione dell’inquinamento e di conseguenza sulla salute dei cittadini - ha commentato il pm Giulio Monferini al termine dell’udienza - Purtroppo, nei quattro anni in esame, nell’area vasta di Firenze non ci sono state queste riduzioni di traffico, e quindi non si sono avuti miglioramenti della qualità dell’aria».

Immagine di una cellula tumorale


Secondo studi specifici, illustrati nel processo dal professor Biggeri, il superamento della concentrazione in atmosfera di inquinanti fa scattare le patologie mortali da polveri pm10 nei soggetti più predisposti. «L’esperienza sul periodo 2003-2006 - ha detto Biggeri, docente di statistica per la ricerca tecnologica e sperimentale alla facoltà di medicina di Firenze - ci dimostra che nell’area di Firenze il livello di concentrazione degli inquinanti ha portato i ricoveri per malattie e le disabilità a livelli non trascurabili». Le conclusioni dell’esperto sono contenute in una relazione messa agli atti del processo e discussa ieri dalle parti nel corso del dibattimento.

Va ricordato che il dipartimento di statistica incrociando i dati dell’Oms calcola oltre 8.000 morti per gli effetti a lungo termine (il 9% del totale) e 1.400 per gli effetti a breve termine (1,5% del totale) nelle principali 13 città italiane e quelli dello studio Misa su Firenze. Sono morti causati secondo l’Oms dal pm10 quando sale sopra i 20 microgrammi di media annuale. É proprio questo il problema secondo Biggeri: la media è sopra i 40 microgrammi e «continuiamo a fare cose che aumentano le polveri.
Leggi l'articolo integrale

Tratto da Terra nuova
Processo per lo smog a Firenze


Prosegue il 22 aprile 2009 il processo ai sindaci del fiorentino e al presidente della Regione Toscana accusati di non avere fatto abbastanza per abbassare lo smog...

Le accuse: getto pericoloso di cose, con riferimento alle emissioni di gas nell´aria e rifiuto di atti d´ufficio. Secondo l'accusa, gli amministratori non hanno fatto tutto il possibile per difendere la salute della gente dallo smog. Il 22 aprile dovrebbero essere sentiti alcuni periti dell'accusa.
In tutto quattordici amministratori accusati dalla procura di Firenze di rifiuto di atti d´ufficio «in relazione alla omessa adozione di provvedimenti per ridurre l´inquinamento». Il presidente Martini e l´ex assessore regionale Marino Artusa sono accusati di rifiuto di atti d´ufficio anche per non aver predisposto un piano di intervento vincolante per fronteggiare l´inquinamento.
Sindaci e assessori comunali sono imputati anche di «getto pericoloso di cose», per non aver impedito nel corso del 2005, 2006 e primi mesi del 2007 il superamento dei limiti annuali di concentrazione delle polveri fini (Pm 10) e del biossido d´azoto, sulla cui pericolosità per la salute umana la scienza non ha dubbi. La legge stabilisce che il valore giornaliero di picco massimo di 50 microgrammi per metro cubo di Pm 10 non può essere superato più di 35 giorni ogni anno. A Firenze vi sono stati 78 sforamenti nel 2005 e 87 nel 2006. La legge impone inoltre un valore limite annuale medio di concentrazione delle polveri pari a 28 microgrammi per metro cubo, mentre a Firenze, secondo le accuse, i valori medi delle centraline sono oscillati nel 2006 fra 29 e 42.
«La normativa europea e quella nazionale impongono degli obblighi di risultato». Così il giudice Magnelli ha spiegato il motivo della sua decisione di mandare a processo gli amministratori. Il risultato di abbattere i livelli di inquinamento, infatti, non è stato conseguito nell´area fiorentina. Ed è proprio partendo da questa constatazione che nel 2005 il pm Fernando Prodomo ha avviato le indagini proseguite, dopo il suo passaggio alla procura minorile, dal collega Giulio Monferini.
«Il fenomeno delle polveri sottili è in Europa quasi solo italiano», ha sostenuto nel suo intervento conclusivo il pm Monferini: «Ed è un fenomeno sanitario e ambientale drammatico». Partendo dai trattati europei che indicano come obiettivo fondamentale dell´Unione uno sviluppo equilibrato e sostenibile,

il pm ha accusato la Regione Toscana e gli amministratori dell´area fiorentina di non aver saputo o voluto accettare con coraggio la sfida di bilanciare gli interessi dell´economia con quelli della salute.


Le direttive comunitarie - ha sostenuto l´accusa - perseguono lo sviluppo sostenibile e la tutela della salute imponendo dei valori soglia all´inquinamento dell´aria. Si tratta di obiettivi che devono essere raggiunti e che altrove sono stati raggiunti: «Non sono "limiti chimera", e non vi è comportamento alternativo lecito».
Citando uno studio dell´università di Firenze, il pm ha sottolineato che circa il 50% delle polveri sottili che avvelenano l´aria di Firenze è costituito da Pm1, cioè da nanopolveri particolarmente cancerogene provenienti quasi solo dalla combustione dei motori. Un´altra ricerca ha mostrato che vi è un rapporto fra maggiore o minore concentrazione di polveri e i ricoveri per patologie acute negli ospedali fiorentini, e che l´inquinamento influisce su alcune patologie croniche. Ma bastano anche lievi diminuzioni nella concentrazione delle polveri per ottenere risultati positivi a livello sanitario.
Secondo le accuse, la Regione è venuta meno ai suoi obblighi perché non ha approvato dei piani-programma vincolanti, con la individuazione delle fonti di rischio e delle iniziative da adottare per abbattere gli inquinanti: in tal modo non è stato possibile attuare il principio di correzione in caso di insuccesso.

26 aprile 2009

2009/04/27"Carlo d'Inghilterra e il clima impazzito "Un Rinascimento per salvare la nostra terra"

Tratto da "La repubblica.it"

Ecco una parte del discorso che il principe farà stamattina alla Camera. "Invertire subito la tendenza in atto" di CARLO d'INGHILTERRA "Un Rinascimento per salvare la Terra"

"Le previsioni degli scienziati sono sempre più allarmanti: è nostra responsabilità invertire subito la tendenza in atto" di CARLO d'INGHILTERRA

HO visitato l'Italia diverse volte negli anni passati ed ho un caro ricordo sia dei luoghi che ho visto sia delle persone che ho incontrato. Ricordo bene la mia ultima visita ufficiale qui cinque anni fa, durante la quale ho partecipato ad una serie di eventi per promuovere il movimento "Slow Food" che ha fatto molto per sostenere le risorse locali e la produzione di prodotti alimentari sostenibili. Senza alcun dubbio in questi giorni, prima in Italia e durante il mio incontro con il Papa al Vaticano ed in seguito in Germania riprenderò il tema della sostenibilità ambientale, sottolineando la problematica del cambiamento climatico ed il bisogno da parte di tutti di raggiungere una maggiore sostenibilità a livello globale se vogliamo proteggere il nostro pianeta per le generazioni future. Basta riflettere sull'aumento della regolarità di alluvioni a Venezia o di cambiamenti nei tempi dello scioglimento delle nevi in montagna (che provocano il rilascio di flussi d'acqua) per vedere gli effetti dei cambiamenti climatici. E la situazione non farà altro che peggiorare se non si agisce subito.

Credo fermamente che la risposta che diamo alla sfida che ci troviamo ad affrontare definirà la nostra era. Nello stesso modo in cui il Rinascimento ha definito per molti di noi in Europa un risveglio dell'identità culturale ed intellettuale alla fine del periodo medievale, le nostre azioni di oggi potrebbero essere ricordate come il rinascimento del nostro modo di vivere, come l'inizio di una nuova epoca con una gestione efficiente dei nostri Paesi.

Se ciò suona come un'ambizione troppo grande, dobbiamo riflettere brevemente sulla scienza dei cambiamenti climatici per iniziare a vedere quello che succederà se non agiamo subito. In molti tra coloro che sostengono che questa scienza è sbagliata dovrebbero approfondire la loro conoscenza: basta infatti visitare la sede dell'Istituto Statistico Britannico sull'Antartico a Cambridge e chiedere di poter vedere i campioni di ghiaccio estratti da 3 chilometri di profondità che raccolgono il livello di presenza di diossido di carbonio degli ultimi mille anni circa, per vedere con i propri occhi. Il grafico oscilla in modo regolare e stabile tra periodo glaciale ed interglaciale fino alla metà del XVIII secolo, proprio quando iniziò la rivoluzione industriale, ed inizia poi ad accelerare in misura di parti di CO2 per milione fino alla nostra era che è il punto in cui il grafico indica la gravità della situazione.

Al momento stiamo esaurendo rapidamente le riserve di carburante fossile della Terra, bruciando più risorse di quelle disponibili. Facendo così, inquiniamo l'atmosfera con grandi quantità di diossido di carbonio che cattura l'energia solare provocando il riscaldamento globale. In parole più semplici, stiamo distruggendo il pianeta con una doppia azione: prima di tutto bruciando troppi carburanti fossili, e poi cambiando in modo significativo la temperatura del nostro pianeta.

Il problema che stiamo creando per le nostre generazioni future è così grande che gli scienziati continuano a rivedere le loro valutazioni sugli effetti catastrofici del cambiamento climatico.
In base alle ultime relazioni, il livello del mare potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con gravi conseguenze per 600 milioni di persone e occupando ampie fasce di terra. Paesi come l'Egitto e l'India ne subirebbero enormi conseguenze, mentre le isole più piccole scomparirebbero del tutto.

In base alle previsioni, il numero di persone a rischio alluvione aumenterà su base annuale dagli attuali cinque milioni a 370 milioni entro la fine di questo secolo. In paesi costieri come l'Italia o la Gran Bretagna, queste previsioni sono decisamente allarmanti.

Ma l'aumento del livello del mare è solo una delle diverse conseguenze dei cambiamenti climatici, tra cui vi è anche la riduzione drastica delle riserve d'acqua e condizioni climatiche estreme che provocherebbero seri danni sia sulle proprietà che sulle persone.
Se si considerano le conseguenze che questi fattori avranno sul movimento di una popolazione in continua crescita, si prevedono letteralmente centinaia di milioni di rifugiati ambientali.

Se, come me, pensate che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella nostra storia e che ciò che faremo nei prossimi anni creerà le basi per come saremo giudicati dalle generazioni a venire, sarete senza dubbio d'accordo sul fatto che sia necessaria una collaborazione tra comunità, nazioni e continenti per fornire una risposta globale a questa sfida mondiale. Durante la mia visita in Italia cercherò di definire le modalità di azione ed i principi che possono aiutarci nella nostra ricerca di una maggiore sostenibilità ambientale.

Ma indipendentemente dai dettagli, il punto fondamentale che vorrei sottolineare è che è necessario agire ora, con urgenza. Mi piacerebbe che non fosse così e che fosse possibile continuare a portare avanti il business nello stesso modo.
Sfortunatamente non e così, e se dovessimo continuare ad usare le stesse modalità, lasceremmo un'eredità terribile ed avvelenata ai nostri figli e nipoti. Spero sinceramente che i nostri due Paesi, le cui storie si sono incrociate per più di 2000 anni, si uniscano nuovamente con un obiettivo unico verso un futuro equo, sicuro e sostenibile.

(27 aprile 2009)

Considerazioni di Uniti per la Salute

Auspichiamo vivamente che anche in Italia ci sia finalmente un razionale cambio di rotta per non lasciare ai nostri figli e nipoti un'eredità terribile e avvelenata per essere pienamente e consapevolmente partecipi di un futuro equo,sicuro e sostenibile .

2009/04/26 "FALCONARA MARITTIMA, STUDI EPIDEMIOLOGICI: RISCHI LEUCEMIA E TUMORI. POTERI FORTI E INTERESSI ECONOMICI"


Tratto da "Unonotizie"FALCONARA MARITTIMA (ANCONA) / 25-04-2009

Dott. ANDREA MICHELI
SC Epidemiologia Descrittiva e Programmazione Sanitaria
Fondazione IRCCS “Istituto Nazionale Tumori” - Milano
Dott. MAURO MARIOTTINI
Responsabile Settore Epidemiologia ARPA Marche
Dott.ssa ELISABETTA MENEGHINI
Dott. PAOLO BAILI


LETTERA APERTA AGLI EPIDEMIOLOGI
DELL’ISTITUO NAZIONALE TUMORI di Milano e dell’ARPA Marche


Stimatissimi Epidemiologi,

nel ringraziarVi per il preziosissimo lavoro scientifico svolto per tutta la comunità, desideriamo anche esprimerVi la nostra solidarietà ed il nostro incondizionato sostegno di fronte all’inaudito tentativo di screditamento perpetrato dalla lettera dell’AD della Società petrolifera API, Ing. Giancarlo Cogliati,
che fa paio con quello, isolato e imbarazzante del Neosindaco Brandoni, immediatamente successivo alla presentazione ufficiale dell’Indagine epidemiologica ai cittadini di Falconara M.ma il 18 dicembre 2008.

L’indipendenza, la trasparenza e la compartecipazione con cui avete preceduto e condotto questa Indagine Epidemiologica sulle popolazioni di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano è risaltata anche nell’aver attivato insieme alla Regione Marche un organismo partecipativo che ha incluso i rappresentanti della popolazione interessata – il Comitato di Partecipazione Attiva regionale - in maniera che esso fosse da referente, insieme alle Amministrazioni comunali interessate, per la valutazione dei risultati dell’Indagine e le decisioni conseguenti.

Tutto questo che apprezziamo profondamente nobilita la democrazia ed il rapporto costante ed indispensabile tra lo scienziato e la popolazione analizzata.

La lettera con cui l’AD della Società API ha attaccato pubblicamente l’Indagine Epidemiologica che ha verificato i rischi di LEUCEMIA e TUMORI EMOLINFOPOIETICI per la salute dei residenti di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano in realtà rivela quanto sia importante il risultato conoscitivo ottenuto dall’Indagine.

Per i cittadini, le loro associazioni e i comitati, dopo anni di lotte, l’Indagine rappresenta uno strumento formidabile di conoscenza sul bene più prezioso per tutti: LA SALUTE!

Siamo allibiti che l’Indagine Epidemiologica da Voi eseguita sia stata recepita dalla Società API come una minaccia a se stessa tanto da indurre l’AD Cogliati a tentare di screditarne le conclusioni scientifiche!

Le affermazioni dell’AD della Società API ci indignano vieppiù perché calpestano la nostra salute, il diritto alla sua tutela e il nostro diritto alla conoscenza!

Piuttosto che tentare di controllare anche la salute della popolazione che non è alle loro dipendenze, i Dirigenti dell’API dovrebbero da subito dare la massima disponibilità a collaborare con l’Istituto Nazionale Tumori e l’ARPA Marche per un approfondito Studio occupazionale sui lavoratori, Studio chiesto già dal 2004 da 3.500 falconaresi – non dipendenti della Società API - con la Petizione Popolare sottoscritta da cui, successivamente, è scaturita l’Indagine Epidemiologica dell’equipe del Dott. Micheli e del Dott. Mariottini.

I presidenti e portavoce di:
Assemblea Permanente NO CENTRALI API Falconara - Comitato quartiere Villanova – Comitato quartiere Fiumesino – Comitato 25 Agosto – Ambasciata dei Diritti – Centro Sociale Kontatto – Associazione OndaVerde – Comitato Città Viva – Meetup Grillo Falconara – Medicina Democratica Falconara – Circolo Legambiente “Il Martin pescatore” Falconara – Lumumba Onlus – Legambiente Marche
Roberto Cenci – Alfredo Campanelli – Franco Budini – Elisa Griffoni – Pierpaolo Pupilli – Fabrizio Recanatesi – Antonio Liviabella – Onorino Maiolatesi – Simone Tomassoni – Loris Calcina – Enea Neri – Luigino Quarchioni

Considerazioni di Uniti Per La Salute

"Per i cittadini, le loro associazioni e i comitati, dopo anni di lotte, l’Indagine rappresenta uno strumento formidabile di conoscenza sul bene più prezioso per tutti: LA SALUTE!"

"PER TUTTI I CITTADINI ANCHE PER NOI SAREBBE UNO STRUMENTO FORMIDABILE PER SAPERE FINALMENTE LA VERITA'".
Sarebbe indispensabile che anche sul nostro territorio ci fosse la volontà di fare,realmente una seria analisi epidemiologica che realmente ed in modo inequivocabile fotografi la realtà e creare inoltre ,come a Falconara, un organismo partecipativo che, includendo anche i rappresentanti della popolazione interessata , sia posto di garanzia allo svolgimento dell' indagine .

Solo questo per noi è concretezza le altre sono tutte parole vuote che cercano di rassicurarci ma che in effetti incrementano le nostre " fondate "paure .
In fondo tutti noi abbiamo una famiglia e una gran parte delle famiglie ha al suo interno MALATI CON PATOLOGIE facilmente CORRELABILI ALL' INQUINAMENTO AMBIENTALE.
Bisognerebbe avere i paraocchi per non vederlo......

Quando vi sarà l'auspicato cambio di mentalità e "le neccessità primarie " diventeranno finalmente i sacrosanti diritti dei cittadini di vivere e far vivere i propri figli in un ambiente sano e non esclusivamente gli interessi economici ?

Noi semplici cittadini siamo in attesa di questo cambio di rotta, che ci dimostri la volontà di salvaguardare,non solo a parole ma con atti concreti il domani dei nostri figli e l'ambiente per le generazioni future.

2009/04/26 "La Spagna punta tutto sull’eolico offshore"

Tratto da "Ecoblog"

Questa settimana il governo spagnolo ha approvato una mappa delle aree offshore da affittare per lo sviluppo dell’energia eolica. Questa mossa porterà la Spagna a rafforzare il suo status di gigante dell’energia alternativa.

La Spagna è il terzo produttore mondiale di potenza dall’eolico (dietro gli Stati Uniti e la Germania) ed è anche il secondo produttore mondiale per quanto riguarda l’energia solare (dietro solo alla Germania). Finora, però, il paese iberico non ha usato in modo significativo le sue coste per sviluppare l’energia eolica.

Sempre questa settimana, la Spagna ha anche annunciato di voler dismettere le sue centrali nucleari, e l’energia guadagnata con l’eolico, utilizzando i suoi 8000 chilometri di coste per svilupparlo, dovrebbe aiutare a raggiungere quest’obiettivo.

Le zone che saranno disponibili per l’affitto saranno selezionate in base alla forza del vento, alla topografia oceanica, fattori ecologici e al traffico di navi nell’area interessata.

Le turbine eoliche offshore al momento sono più care di quelle da piazzare sulla terraferma, essendo diverse dal punto di vista tecnologico e meno richieste. Si spera che con i progressi che la Spagna può raggiungere nello sviluppo dell’eolico offshore, questo cambi, rendendo la tecnologia più economica al crescere della domanda. In questo modo, forse altri paesi potrebbero fare passi in avanti nello sviluppo dell’eolico offshore, ad esempio Francia e Grecia, paesi emergenti nella corsa all’energia alternativa.

Per dare un’idea più precisa del valore dell’eolico, quest’anno la Spagna ha già battuto il record mondiale di energia dal vento, quando una sola raffica ha generato 11.180 megawatt, che hanno temporaneamente soddisfatto il 40% delle necessità energetiche di tutta la nazione.

Considerazioni di Uniti per la Salute

E l' Italia cosa fa?
Autorizza il Potenziamento e la Riconversione delle Centrali a Carbone:vedi Civitavecchia ,Porto Tolle e Vado Ligure e si avventura nel promuovere le centrali nucleari di terza generazione .E il VENTO E il SOLE,di cui la nostra Nazione possiede grandi risorse QUANDO VERRANNO ADEGUATAMENTE UTILIZZATI per sfruttare il loro potenziale di ENERGIA PULITA che ci porterebbero a competere in efficienza con le altre nazioni europee .
Forza dell'innovazione di cui a parole siamo maestri........

25 aprile 2009

2009/04/24 "Marco Preve: ARRIVA LA LEGGE BLOCCA-RICORSI SE PERDI AL TAR RISARCISCI"

ARTICOLO MOLTO LUNGO MA VI PREGHIAMO DI LEGGERLO TUTTO PERCHE' E' MOLTO IMPORTANTE CONOSCERE ...........E SAPERE
"COSA CAMBIA" In ITALIA e in EUROPA!!!!!!...

.
Tratto dal "Blog del Comitato per Taranto"
venerdì 24 aprile 2009

...e noi, zitti, sotto...


"Gli eredi ideali del ventennio escogitano una nuova mossa per continuare ad aiutare gli "amici degli amici" a distruggere, inquinare e razziare il territorio in nome del profitto. Chissà se qualche parlamentare dell'"opposizione" avrà il coraggio e la forza di intervenire...

Di Marco Preve
Repubblica.it

ARRIVA LA LEGGE BLOCCA-RICORSI
SE PERDI AL TAR RISARCISCI


LO scopo dichiarato è quello di contrastare "l'egoismo territoriale" che rallenta "il cantiere Italia". Ma l'effetto della legge anti Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino), in caso di approvazione, sarà di azzerare, attraverso la minaccia di risarcimenti milionari, i ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di associazioni ambientaliste storiche, che difendono ciò che resta del Belpaese da abusi edilizi e colate di cemento.

La proposta di legge 2271 è sottoscritta da 136 deputati del Pdl ed il primo firmatario è l'onorevole Michele Scandroglio, genovese, fedelissimo del ministro Claudio Scajola. Aderiscono, tra i tanti, l'ex ministro Pietro Lunardi, il presidente della commissione Cultura Valentina Aprea, il vice di quella Ambiente Roberto Tortoli, l'ex presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti.

Presentata in sordina nei giorni del "piano casa", con due brevi aggiunte all'articolo 18 della legge 8 luglio 1986 (responsabilità processuale delle associazioni di natura ambientale), potrebbe schiacciare all'angolo celebri sigle come Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Vas Verdi Ambiente e Società, senza parlare della miriade di comitali locali.

Con la modifica 5-ter qualora il ricorso alla giustizia amministrativa "sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio". Pensiamo a cosa vorrebbe dire un anno di fermo cantiere per il ponte sullo stretto di Messina tra una prima sentenza favorevole del Tar e una bocciatura del Consiglio di Stato: un risarcimento per milioni di euro.

"È una legge liberticida, intimidatoria, di regime - attacca l'avvocato Daniele Granara, docente alla facoltà di giurisprudenza di Genova, legale in molti ricorsi ambientali - . Confido che venga ritenuta palesemente anticostituzionale visto che l'articolo 24 stabilisce che "Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi"".

Ma per il deputato e coordinatore ligure del Pdl Scandroglio le istanze ambientaliste hanno moltiplicato "comportamenti di protesta contro le scelte infrastrutturali sviluppate da soggetti pubblici e privati... proteste che, conosciute con l'acronimo "Nimby", determinano un ritardo costante del "cantiere Italia"... di gran parte degli interventi pubblici... e della stessa edilizia residenziale". Tutto ciò, prosegue il deputato "senza che sia previsto alcuno strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la realizzazione dell'opera pubblica". Scandroglio aggiunge che, per combattere questa "forma di egoismo territoriale", il governo ha già varato norme per "l'iter accelerato delle opere pubbliche.

Le modifiche richieste (la proposta è al vaglio della commissione giustizia) accennano anche all'applicazione di azioni risarcitorie ai sensi del codice civile in caso i ricorsi respinti abbiano agito "con mala fede o colpa grave", ma secondo l'avvocato Granara questa possibilità è già garantita e prevista. La vera svolta è quindi l'eventualità di un risarcimento in caso di ricorso respinto.

"È chiaro - spiega il presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio - che lo scopo specifico della proposta di legge è quello di mettere catene (concrete e psicologiche) alle Associazioni, impedendo di fatto lo svolgimento del proprio ruolo civico con la minaccia di ritorsioni per avere la via spianata a fare del territorio quello che "loro" vogliono".
(24 aprile 2009)

Tratto dal sito "NOCOke"
Silenzio assordante della politica, PDL come PD, i cittadini lasciati soli anche di fronte ai ricorsi..
solo l'EU si interroga sulle ripercussioni della legge,

Presentata ieri alla Commissione Europea l'interrogazione scritta sulle modifiche in corso in Italia per impedire alla giustizia amministrativa ogni decisione di sospensione lavori/interventi su cui legittimamente cittadini ed associazioni pretendono di verificare se le regole soprattutto di tutela ambientale sono rispettate e se il giudizio fosse negativo o di rigetto dell'istanza i ricorrenti sarebbero costretti a risarcire "il danno" causato per ritardo....!!!

Nel chiedere agli STATI MEMBRI di applicare la Convenzione di Aarhus e le direttive ad essa collegate la CE non pouó entrare nel merito procedurale giuridico di come vengono applicate se non garantire che diritti e principi generali vengano rispettati.

Fondamentale tener conto degli indirizzi auspicati dalla CE - che difatto verrebbero stravolti in Italia dall'ipotesi voluta dalla maggioranza di governo - la comunicazione della Commissione sull'applicazione del diritto comunitario sull'ambiente, utilissima per rendere noto il quadro delle inadempienze piú clamorose degli STATI MEMBRI ivi compresa l'Italia e le misure, in parte già in atto, in parte da realizzare per una piú corretta e puntuale applicazione ed esigibilità del diritto comunitatario.

Organizzazioni Non Governative e Associazioni di cittadini sono citati come "controllori" utili ed indispensabili per segnalare e far correggere le potenziali violazioni degli Stati Membri

Premesso che
- che la Commissione nella COM(2008)773 del 18.11.2008 sottolinea i problemi negli STATI Membri per insufficiente attenzione prestata nell'adozione delle norme EU e sull'assenza di responsabilità carenza delle procedure di applicazione delle amministrazioni decentrate, nonchè sulle ripetute violazioni del diritto comunitario per non conformità nella trasposizione di direttive o nell'omessa esecuzione delle sentenze Corte di Giustizia;

- la convenzione di Aarhus, di cui alle direttive 2003/4 e 2003/35 prevedono un ampio accesso alla giustizia: nel 2003 la Commissione ha proposto una direttiva già adottata in prima lettura dal Parlamento Europeo recante misure di applicazione dell'accesso alla giustizia in materia ambientale per dare maggiore uniformità all'attuazione del diritto comunitario dell'ambiente: il ricorso al giudice nazionale va facilitato per risolvere i problemi ad un livello più prossimo ai cittadini che sono i primi a segnalare inadempimenti gravi alle norme comunitarie;

- il Parlamento europeo ha un chiaro interesse ad un'applicazione efficace:il 10% delle interrogazioni rivolte alla Commissione riguarda l'ambiente come il 35% delle petizioni ricevute dalla commissione petizioni;
-
la legge n.349 prevedeva che le associazioni individuate nell'art.13 potessero intervenire alla giustizia amministrativa per verificare richiedere l'annullamento di atti se non congrui con le norme ambientali;

- le modifiche che il governo italiano propone all'art.18, sulla base della L.28.1.2009 n.2, per velocizzare opere impedirebbe alla giustizia amministrativa di decidere una sospensione di lavori illegittimi conferendo ai ricorrenti o un indennizzo monetario in caso di giustezza dell'istanza o il risarcimento penale del danno ai committenti dei lavori in caso di esito negativo del ricorso:
un deterrente lesivo delle libertà dei cittadini;

Si chiede alla Commissione
se non ritenga, nello spirito delle direttive in vigore, che favoriscono il pieno ed efficace accesso a giustizia ed informazione in materia di tutela ambientale e delle sue raccomandazioni del 18.11.2008 in cui si evidenziano le innumerevoli violazioni di Stati Membri e altresí il contributo essenziale di associazioni e cittadini nel vigilare in prima linea sul rispetto di norme UE,
che le proposte del governo siano contrarie all'esigenze di partecipazione dei cittadini cosí come sostenute dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo.
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